CARMEN

Accade infatti che un personaggio letterario "sfugga" al suo libro, si erga con una struttura propria, ed entri nell'immaginario collettivo con una personalità ormai indipendente dall'opera che l'ha generato.
È il caso di Carmen, la conturbante e fatale sigaraia di Siviglia che da un secolo e mezzo tutti conoscono, anche coloro che magari non hanno mai inteso il nome di Mèrimèe.
L'opera di Bizet e nel repertorio lirico più; popolare, altri musicisti, autori teatrali, pittori, coreografi, più recentemente registi, si sono ispirati a Carmen, spesso riprendendo liberamente la narrazione originaria, ma senza riuscire a modificare sostanzialmente il carattere di un personaggio il quale, come dicevamo, vive ormai di vita propria. Al realismo, al dinamismo, alla sensualità di Carmen, non potevano restare insensibili gli artisti della danza.
ll suo carattere d'espressione insieme così elementare e contraddittorio, così "musicale" e così "danzante", hanno ispirato una quantità di coreografi d'epoca e stili diversi, da Marius Petipa a John Cranko, da Ruth Page a Roland Petit (sua la più nota "Carmen" in balletto, del 1949 e tuttora rappresentata in mezzo mondo), da Alberto Alonso a Mats Ek. I suoi "padri", quello letterario e quello musicale, sono francesi, è vero. Ma Carmen, la Carmen che gira libera nella fantasia collettiva è spagnola; e anche se questa sua nazionalità d'invenzione ha prodotto talora "spagnolismi" di gusto discutibile, pure il suo carattere gitano-iberico è insopprimibile. E allora, come potremmo non accettare che il flamenco e la danza spagnola facciano il personaggio e la sua storia?
Basterebbe il nome di Antonio Gades, con la sua "Carmen" in scena ed in film, a convincerci della possibilità di una narrazione del "mito Carmen" in termini di danza spagnola.
Diversi altri vi si sono cimentati. Oggi, è la volta di Mara Terzi, coreografa e interprete di una sua "Carmen" che sta fra il flamenco e il balletto moderno, prendendo dal primo il colore, il calore e lo stile della danza in se stessa e dal secondo il senso della costruzione coreografica in teatro.
L'avventurosa sigaraia gitana di Siviglia continua così il suo cammino, senza che nessun Don Josè riesca mai veramente a fermarla.

Alfio Agostini

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"La colpii due volte. Cadde al secondo Colpo, senza un grido. Mi pare ancora di vedere il suo grande occhio nero guardarmi fisso; s'appannò e si chiuse. La prima volta che la vidi era un venerdì e non lo dimenticherò mai... "
Lo spettacolo inizia con l'originale tecnica del flash-back, Don José pronto alla fucilazione ricorda i momenti più significativi della sua storia con Carmen vissuta in un delirante alternarsi d'amore, gelosia, tradimento e morte. Il loro primo incontro avviene quando Don José, brigadiere dei Dragoni, è messo di guardia con il suo drappello di fronte alla Manifattura di tabacchi di Siviglia.
Carmen, la bella gitana, accortasi dell'indifferenza del dragone, lo seduce regalandogli un fiore bianco che porta nei capelli. All'interno della Manifattura dei tabacchi, Carmen si é buttata in una nuova rissa e sfregia col coltello la maestra sigaraia. Don Josè, incaricato di sedare il tumulto, la deve arrestare ma le menzogne e le seducenti promesse della sigaraia lo inducono a contravvenire gli ordini, lasciandola fuggire e impedendo al suo drappello di fermarla. Don José viene degradato e incarcerato, ma non può fare a meno di pensare a Carmen ed al potere che ella esercita su di lui. L'attrazione è fatale e lui non riesce a sottrarvisi, appena scontata la punizione va in cerca della sua gitana e la trova in una locanda frequentata da contrabbandieri. La bramosia di Don José di riabbracciare Carmen si trasforma però in violenta gelosia quando la scopre intenta ad esercitare le sue arti seduttive con Lucas il Torero. Ma Carmen sa come far cambiare opinione ad un uomo e dichiarandogli il suo amore lo riconquista danzando insieme a lui una vorticosa "Habanera". Ad interrompere la magia del loro momento d'amore arriva il tenente comandante dei Dragoni, che è un fervido ammiratore di Carmen. Don José accecato dalla gelosia è istigato da Carmen ad uccidere il tenente. A Don José non resta quindi altra scelta che seguire Carmen ed i suoi amici sulle montagne.

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I contrabbandieri stanno cercando un posto dove accamparsi. Don José e Carmen sono rimasti soli, ma il loro non è più in colloquio d'amore. La sigaraia pensa ad altre avventure e la sua indifferenza accentua la gelosia di Don José. Carmen legge nelle carte il proprio avvenire, il responso è tragico: la morte, ma ella sfida ad ogno costo la sentenza del destino, ed incurante delle minacce di Don José parte per Cordoba dove sà che incontrerà Lucas il torero. È il giorno della corrida, sulla piazza di Cordoba di fronte all'Arena la folla acclamando attende l'arrivo di Lucas al cui braccio è Carmen. Don José la raggiunge sorprendendola tra le braccia del torero. Cerca di riportarla a sé, ma lei incuranre della sua folle gelosia torna cinica e spavalda da Lucas per ballare con lui una "Sevillanas". Per il torero è arrivato il momento di entrare nell'Arena, Carmen sta per seguirlo ma decide di affrontare ancora una volta Don José che davanti alla donna si umilia pregandola di iniziare una nuova vita insieme. Carmen rifiuta e con aria di sfida si volge per entrare nell'Arena, Don José accecato da furente passione balza verso di lei e le affonda una lama nel cuore. Ed eccoci di nuovo giunti alla prima scena, Don José è pronto alla fucilazione, un ultimo ricordo e sarà anche per lui la fine.
"Restai per un'ora intera annientato davanti al suo cadavere. Le scavai una fossa col coltello e ve la deposi. Cercai a lungo il suo anello e infine lo trovai. Lo misi nella fossa accanto a lei, con una piccola croce. Forse ho avuto torto."



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